in breve fashion
JEAN-MICHEL BASQUIAT REEBOOK STREET-ART
Basquiat, fragile e lottatore al contempo, spesso paragonava la boxe al suo modo di vivere. E accostava l'arte ad un ring su cui combattere.
“Io non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita”.
Dai muri newyorkesi di Downtown, autodefinendosi ‘analphabet artist’ forse per il suo tratto somigliante con quello dei bambini, Jean-Michel Basquiat ha conquistato in un decennio la fama mondiale, durante il periodo di vitalità culturale della New York negli anni Ottanta.
Poliedrico, geniale e bellissimo, firmava Samo le sue brevi poesie di strada e gli intricati rebus esistenziali utilizzando le parole come fossero pennellate e slanci di colore.
Pittore e writer di origini haitiane resta uno degli artisti più popolari dei nostri tempi, esponente del graffitismo americano portato dalle strade alle gallerie d’arte.
Le sue straordinarie opere firmano la capsule collection di sneakers Reebok Affili’Art (in collaborazione con la Basquiat Foundation) dai nomi evocativi, ad esempio Freestyle, Untitled, Topdown e Charles-the-first.
Attraverso un'innovativa tecnica di stampa ad altissima risoluzione i lavori del guru underground, scomparso a soli 27 anni, vivono stampati nell’accessorio più comodo e trasversale, le scarpe da ginnastica, ovvero il simbolo democratico metropolitano e interrazziale.
E nella semplicità e vivacità dei tratti si rilevano influenze e citazioni delle correnti artistiche più significative del Novecento insieme alle profonde sofferenze del ragazzo inquieto, personalizzate da versi liberi e poetici.
Eppure la voglia di riscossa cresceva in un Basquiat fragile e lottatore al contempo, che spesso paragonava la boxe al suo modo di vivere.
E paragonava l'arte ad un ring su cui combattere.
∞barbara tassara∞
