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“Se scritto o pensato può essere filmato”
Con un attenzione maniacale per i particolari e per ogni elemento che entra nella produzione, il grande Stanley Kubrick è quasi un profeta che invita a scoprire quale diversa perla segreta si trova dentro ogni suo film.
Invade il pensiero ricordante con i fotoni acrilici di Warhol, le fumettose immagini di Lichtenstein, i quadri schizzati di Pollock o le macchine-disco-volante degli americani e risuona, accompagnata da sigle televisive e free jazz, come un chewing gum: pop.
Si può dire tutto di una parola così, e anche farci entrare tutto. Interessante il tentativo di rendere pop-olare i temi alti dell’arte o il suo opposto: di rendere artistico l’oggetto e la vita reale e popolare.
Se a questa trasmigrazione di senso affianchiamo il termine pop-corn allora lo schermo cinematografico del pensiero ricordante si illumina di un montaggio meraviglioso di immagini e di musiche, di generi cinematografici e di libri, quadri e inquadrature, tutte schegge di film memorabili e allora risuona un’altra parola che sembra quasi un gioco o una sciarada: Kubrick.
Prendendo per vero che il pop sia stato il tentativo di portare la cultura alta a un livello popolare allora il grande Stanley è quasi un profeta. Le musiche di Beethoven Rossini o Strauss non sono più i brani di questi giganti musicali ma quelle di Odissea 2001 e di Arancia Meccanica (Alex il protagonista chiama Beethoven Lodovico Van). I quadri inglesi del ‘600 e del ‘700 non sono più le tele di un museo ma i fotogrammi di Berry Lindon.
Le analisi sarcastiche di sociologi e saggisti sulla bramosia auto-distruttiva e militarista dell’uomo diventano la galoppata del dottor Stranamore e i soldati cantanti topolino di Fulll Metal Jacket.
I romanzi sulle passioni erotiche e le ossessioni amorose diventano Lolita e Eyes Wide Shut.
Una deliziosa fetta di cultura (musica, letteratura, pittura, filosofia) diventa film e milioni di persone se la mangiano di gusto.
“Se può esser scritto o pensato può essere filmato” diceva Stanley Kubrik.
Con un attenzione maniacale per i particolari e per qualunque elemento che entri nella produzione del film, dalle scene alla fotografia, dagli obbiettivi delle cineprese alla recitazione degli attori, Kubrick intesse una trama di immagini e suoni che diventano ogni volta capolavori della storia del cinema.
Per farlo vuole poter avere il controllo e la gestione di tutto, perché il risulatato sia come deve essere.
Con questa sua attenzione e questa sua passione attraversa i generi cinematografici rispettandone i codici e nello stesso tempo rigenerandoli: il genere Horror acquista nuove direzioni dopo Shining, proprio come la fantascienza dopo 2001 Odissea nello Spazio, questo per citare solo due esempi.
Ma ogni film di Kubrick è in sé una piccola perla e l’ invito è scoprirli tutti, dai primi in bianco e nero fino ad Eyes Wide Shut e conoscere in profondità l’artista-regista.
E’ uscito un nuovo libro sull’opera di questo grande cineasta, è della Taschen, casa editrice molto ‘fotografica’ e molto adatta a raccontare il fotografo-regista Stanley Kubrick (che prima di diventare regista ha lavorato per la rivista Look) attraverso un’esperienza visiva ed emozionale che penetra nel subconscio prima dei contenuti filosofici. Il sigillo d’arte di Stanley Kubrick appunto.
∞marco bertini∞
crediti immagini:
Didascalie foto da The Stanley Kubrick Archives a cura di Alison Castle ed. Taschen
Lolita: Kubrick with Sue Lyon -Copyright: The Stanley Kubrick Estate
A Clockwork Orange: This scene of Alex (Malcolm McDowell) and his droogs driving
a stolen car was filmed using rear projection - Copyright: The Stanley Kubrick Estate
